“Papa’ ma che dici? Thymio non è un robot, è una macchina senza 2 ruote! Anzi è come Mario!”
Nicolò- 3 anni
Qualche tempo fa ho avuto la possibilità, grazie a Borgione, di conoscere Thymio, un piccolo robot giocattolo educativo, mobile e molto versatile, in grado di stimolare la fantasia di adulti e bambini. Solitamente la mia reazione di fronte a tutti i prodotti tecnologici è un misto di curiosità e timore: cerco immediatamente le istruzioni, trovo la versione in italiano ed inizio a leggere subito come un secchione. Ma appena capisco come si accende, addio libretto, e passo in modalità autodidatta.
Non so se è per questo mio modo di fare ma, mentre tutti i giorni utilizzo smartphone, tablet, smart-tv, mi rimane addosso una strana sensazione, come se non mi sentissi mai “aggiornato”. Mi sembra di non essere mai in grado di conoscere e sfruttare le funzioni di queste diavolerie tecnologiche.
Più volte mi sono detto: sarà l’età, non mi serve conoscere tutti i comandi, basta che il telefono faccia questo, etc etc.
Tutto questo strano discorso per dirvi che qualche giorno fa, grazie a mio figlio Nicolò e Thymio, ho imparato una lezione importante: non è una questione di età, pigrizia o altre banali scuse; spesso dobbiamo ricordarci di guardare il mondo con gli occhi dei bambini, senza filtri e preconcetti. Non è giusto aver timore e spaventarsi per i progressi tecnologici e al tempo stesso non dobbiamo essere troppo preoccupati per come interagiranno i nostri figli con questi oggetti. Come me ne sono reso conto?
Circa un mese fa ho mostrato per la prima volta Thymio a Nicolò, il mio primogenito che ha poco più di tre anni. Ero proprio curioso di capire come avrebbe reagito di fronte a questo piccolo robot dall’aspetto abbastanza neutro, ma dotato di alcuni comportamenti preimpostati.
I miei colleghi a lavoro mi hanno spiegato che, proprio grazie a queste impostazioni, funziona appena estratto dalla scatola, senza nemmeno doverlo programmare. Anzi, per i più piccoli è proprio stimolante scoprire le sue reazioni. “Vedrai Angelo che sarà divertente”.
Sarà, ma dentro di me penso che è un po’ prematuro provare ad usare un robot con un bimbo di tre anni, soprattutto col mio bimbo di tre anni. Aspetto la domenica pomeriggio, preannunciata come piovosa, e mostro orgoglioso a mio figlio una delle ultime novità del mondo Borgione.
“Vedi Nicolò, questo è un robot e si chiama Thymio. Ti piace?”
“Papà ma che dici? Thymio è un robot? Per me è una macchina senza due ruote! Dove le hanno messe le altre?” E mentre ride prova subito a spingerlo e si accorge allora che le ruote fanno un po’ di resistenza. Allora mi incalza subito:
“Lo accendi per favore?” “Nicolò, non c’è un tasto per accenderlo. Tu sai come si fa?”
Lo guarda, lo rigira e lo accende in meno di dieci secondi. Esattamente come la prima volta con lo smartphone ed il tablet. Mentre io sono cresciuto con il tasto on-off, lui capisce che quell’incavo circolare ti permette di accedere all’oggetto ed ai suoi comandi.
“Dai papà, fallo andare avanti”. “Nicolò, in realtà Thymio si muove da solo se vuoi, e si comporta in modo diverso a seconda del colore che ha. Ora che è verde è tuo amico, vedrai che ti segue. Prova a mettergli vicino una mano e fatti seguire”. Detto fatto. Nicolò tiene la mano davanti a Thymio e con un po’ di tira e molla prova subito a farsi seguire fin sotto il tavolo, disegnando, con qualche difficoltà ed un paio di testate, un percorso netto per uscire da quel labirinto di gambe.
All’uscita dal labirinto però si ferma, lo squadra per qualche secondo e poi non resiste. Avvicina di nuovo dolcemente la mano, si fa seguire e poi di colpo innesta la retromarcia. Ecco che Thymio versione amico si ritrae nervosamente appena la mano si avvicina troppo e lo tocca.
“Papà, fa come Mario. Scappa”. “Mario Scappa?”. “Già, quando lo abbraccio scappa. E poi Mario non parla. Thymio invece parla vero?” “No, Nicolò. Thymio non parla, al massimo fa’ qualche suono”. “Ma allora è proprio come Mario, anche lui non parla, ma fa’ tanti versi”.
Ho scoperto in questo modo che il suo più grande amico della scuola materna, quello presente in ogni racconto e in ogni sua fantastica avventura, ancora non parla. Non avevo mai capito prima di quel momento che Mario e Nicolò, sempre insieme in ogni foto di scuola, in ogni gioco, in ogni attività, si intendono a meraviglia e senza usare parole. Ero ancora assorto in questa casuale scoperta che arriva puntuale l’ulteriore domanda:
“E quali sono gli altri colori? Cosa fanno gli altri colori?”
“Scopriamolo assieme. Schiacciamo dove si accende e vediamo se cambia colore. Ecco, è diventato rosso. Da quello che mi hanno insegnato i miei colleghi, Thymio rosso dovrebbe avere paura”.
“Paura? Ma se ha paura perché non piange?”
“Non tutti piangiamo quando abbiamo paura. Prova a spaventarlo e vediamo cosa fa”. A questo punto Nicolò si avvicina piano e poi all’improvviso urla fortissimo contro Thymio. Ora però ci rimane male perché non succede nulla. Il piccolo robot rimane immobile con la sua luce rossa accesa e lampeggiante.
“Papà non riesco”. “Dai Nicolò, prova in un altro modo. Hai presente quando faccio il lupo e ti rincorro? Prova a prenderlo con la mano.” A quel punto capisce che deve fare l’opposto del gesto che faceva prima per farsi seguire nella versione amichevole. Avvicina la mano e si accorge che Thymio si ritrae e che incalzato dalla mano di Nicolò indietreggia sempre più, fino a sfiorare il muro. È in quel momento che Thymio va in tilt, ovvero “strilla” e si blocca perché è in trappola, terrorizzato dalla paura perché senza via di uscita. “Papà, così sembra che piange. Sembra Giovanni quando tocca i miei giochi”. “Veramente Nicolò, Thymio sembra tuo fratello Giovanni quando tu lo spingi via, perché ha toccato i tuoi giochi. Ora invece vuoi vedere Thymio che imita Giovanni mentre gattona e tu gli metti le cose davanti?”.
Passiamo al colore giallo ed ecco il Thymio esploratore, che parte dritto e di fronte agli ostacoli cambia direzione. “È vero papà. Anche Giovanni fa il percorso quando gli metto le cose davanti. Dai, dai che facciamo un percorso lungo lungo con tanti ostacoli.”
Abbiamo passato il resto del pomeriggio a creare percorsi con palloni, scatole di scarpe, flaconi di tempera, e l’obiettivo era sempre quello di mettere in difficoltà Thymio, ovvero di creare un vicolo cieco da cui non poteva uscire. Ahimè, proprio come con Giovanni. Ad un certo punto, dopo quasi due ore di percorsi e a batterie mie e del Thymio quasi scariche, ecco che Nicolò prova con successo ad attaccare un mattoncino Lego al Thymio. “Papà, papà guarda! Mi fai un camion coi Lego?” “Sì certo, ma dopo cena. Ora dobbiamo ricaricarci tutti, noi con una pizza e Thymio con il suo filo, proprio come il telefono”.
“Si, ma Thymio è più bello del tuo telefono. Dopo ci attacchiamo i Lego e facciamo una gru, anzi una nave. No, la nave non ha le ruote, non possiamo fare una nave”.
Alla fine della giornata, con Nicolò a letto ed un po’ di tranquillità, ho pensato che i miei dubbi su tecnologia e bimbi erano in realtà legati sia a preconcetti da persona adulta, sia agli oggetti nati e prodotti per gli adulti, come ad esempio lo smartphone o il tablet. In realtà posso affermare per la mia esperienza personale, che Thymio ha stimolato Nicolò in modo del tutto naturale.
Nicolò ha visto e scoperto Thymio in diversi modi: prima come un oggetto a sé stante, in grado di muoversi e di reagire ad alcuni eventi e/o comandi; sia come un oggetto per replicare altri oggetti della vita quotidiana e del tutto reali, come il camion, la gru, la nave, suo fratello Giovanni; sia infine come un oggetto in grado di replicare comportamenti osservati nelle persone intorno a lui. È riuscito a fare tutto questo senza alcun libretto di istruzioni ma solo grazie ai suoi occhi curiosi, alle competenze costruite ed acquisite nella sua breve vita, e soprattutto grazie alla sua mente, non appesantita da filtri e paure dovute spesso a pregiudizi.
Vi confido che oggi, grazie a quel sorprendente pomeriggio con Nicolò e Thymio, guardo con meno sospetto alla tecnologia e cerco di essere più curioso e libero da pregiudizi in ogni cosa che faccio, dal lavoro, alle amicizie fino ai momenti di gioco con i miei figli.
Infine posso raccontarvi che l’altro giorno ho avuto la fortuna di conoscere Mario. Non mi ha detto nulla, neanche un semplice ciao, ma di certo vi assicuro che non dimenticherò mai il suo sorriso e i suoi occhi felici appena mi ha visto entrare a scuola col suo grande amico Nicolò.
Luisa says
che bello!
admin says
Super educativo :)