Può oggi un giocattolo tradizionale, manuale, analogico, sopravvivere alla concorrenza dei più sofisticati giochi digitali?
Che i giovani abbiano una predisposizione naturale a tutte le apparecchiature elettroniche è un dato di fatto. Ma come può un supporto digitale venire incontro alle esigenze di manualità e di movimento, caratteristiche esclusive del gioco tradizionale?
Nessuno strumento, neanche se avanzatissimo, come quelli che fanno riferimento alla tecnologia touchscreen, come tablet e smartphone, può contribuire allo sviluppo cognitivo del bambino. Per crescere, è sempre necessaria la sperimentazione concreta con l’ambiente e gli oggetti. Le ragioni sono molte, a cominciare dalle questioni legate allo sviluppo psicomotorio. Il corpo, infatti, è uno strumento di conoscenza formidabile. I bambini devono imparare a usarlo tutto: un ditino solo non basta. La mano del bimbo deve toccare, lanciare, colpire, allineare, sovrapporre gli oggetti per poterli conoscere e, da questo tipo di conoscenza, accumulare esperienze e ricordi.
Un’attività ludica è tanto più divertente quanto più carica di apprendimenti. Prendiamo ad esempio un gioco tradizionale fra i più diffusi, le piste con le biglie. Il gioco consiste nel creare delle piste con rettilinei e curve, con lo scopo di arrivare primi al traguardo. Proprio come questo, i giochi tradizionali sfruttano spesso principi fisici, sono basati su particolari meccanismi e devono essere costruiti a mano. Il valore di giochi come questo è dovuto anche alla povertà dei materiali con cui sono costruiti e alla semplicità dell’idea di partenza. Infatti è proprio a causa della loro semplicità che lasciano grande spazio alla fantasia. Al contrario, i giochi moderni fanno tutto da soli, mettono il bambino da parte e gli lasciano solo il ruolo di spettatore.
Il valore del gioco tradizionale resta inconfutabile. Giochi la cui valenza dura nel tempo e non può essere minata dall’innovazione tecnologica. Giochi che inducono alla socialità, al rapporto con gli amici, con i genitori, regalando un valore aggiunto rispetto ai giochi elettronici. Giochi che rispondono a quell’innato bisogno di manualità, di contatto, di colori, di movimento di cui nemmeno i nativi digitali possono fare a meno.
Matteo says
ahahahahha, ma chi lo ha scritto? un pagliaccio?
Redazione says
L’articolo è stato scritto per noi dall’azienda Quercetti.
Faremo presente il suo commento laddove l’azienda volesse darle una risposta.
Grazie per averci scritto.